La nostra storia

La nostra storia: come contribuire con i miei ricordi?

"Se non sappiamo da dove veniamo,
come possiamo sapere dove andiamo?"

 

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La nostra storia: da dove veniamo?

Anche Roraigrande (da rus-ruris o da ros-roris?) può vantarsi d'un pizzico di romanità, se hanno qualche significato i reperti archeologici (monete di Pompeo, una moneta di Antonino Pio, una tomba) occasionalmente venuti alla luce tra i due Rorai nel 1938.

Ma per trovare menzionato il paese bisogna giungere al 1254: si tratta di un atto di compravendita tra una nobildonna vedova di Guecello di Polcenigo, i suoi fratelli Rambaldo e Artico e i nobili Nicolò e Manfredo di Porcia di «sette masi di terra, cinque delle quali sono in Cordenons et li altri doi sono posti nella villa di Roraigrande destretto di Pordenone». Dunque il paese nasce già grande, mentre il suo contermine non è riuscito a rivendicare la propria maggiorità!

Confinanti i due Rorai, ma nella loro storia nulla ebbero in comune,appartenendo Roraipiccolo al conte di Porcia e alla pieve di Palse, e Roraigrande essendo una delle sette ville del territorio pordenonese soggetto alla Casa d'Austria ed ecclesiasticamente soggetto alla pieve di Torre.

Civilmente Roraigrande partecipò alle vicende di Pordenone, pur formando comune a sè, di cui i podestà, che presiedevano come altrove le vicinie popolari, rispondevano al Capitano austriaco e poi al Provveditore veneto, che risiedevano nel castello - ora infelicissimo carcere giudiziario - di Pordenone.

Tale amministrazione autonoma durò sino al periodo napoleonico (1805-13) quando Roraigrande venne annessa, come frazione, alla città di cui ora è parte integrante come «quartiere». In un documento del 29 settembre 1558 si accenna a una chiesa curata, cioè officiata regolarmente da un sacerdote, lunga piedi 52, larga piedi 20; la cura contava 230 anime di comunione. In questa chiesa, con decreto del vescovo Matteo I Sanudo, veniva istituita la confraternita del Santissimo. L'erezione della curazia indipendente con un proprio curato avvenne per decreto in data 13 marzo 1605, firmato dal vicario generale dello stesso presule. In precedenza - il 28 febbraio - i capifamiglia riuniti in vicinia avevano provvisto alla costituzione del beneficio, riservandosi il diritto di elezione del curato (e poi del parroco), diritto al quale i roraiesi rinunciarono in data 1° ottobre 1939 e in segno di compiacimento il vescovo Luigi Paulini elevava la loro chiesa (,divenuta parrocchiale nel 1736) al rango di arcipretale.

Non si conosce l'epoca di costruzione della chiesa primitiva; si sa che aveva quattro altari, di cui due soli consacrati. Nella facciata principale, a occidente, campeggiava la grande figura di S. Cristoforo, forse opera del Pordenone; il portale in marmo è opera di Donato Casella (1553), genero del Pilacorte, che scolpì pure l'elegante battistero; del Pordenone sono i bellissimi affreschi del coro, che è stato provvidenzialmente salvato e incluso come cappella laterale nella chiesa nuova. Poichè nel 1521, a cinque anni dalla stipula del contratto, il Pordenone non aveva ancora portato a termine il dipinto, i rettori della chiesa ne affidarono il compimento a Marcello Fogolino da Vicenza.

La pala di S. Lucia è opera e dono del roraiese Michelangelo Grigoletti, che la recò personalmente il 1° ottobre 1865. Nella vecchia chiesa esercitò per un anno il sacro ministero, in qualità di economo spirituale (1900), il futuro cardinale Gelso Costantini.

La chiesa nuova, in stile neoromanico, su progetto dell'arch. Domenico Rupolo, venne iniziata nel 1909 e venne completata nelle strutture murarie nel '23 (c'era stata un'interruzione dei lavori durante la guerra 1915-18): misura m. 34,50 di lunghezza e m. 12 di larghezza, l'altezza fino alle capriate è di m. 11 e fino alla cupola di m. 15. Decorata dal prof. Donadon, dotata di organo, dell'altar maggiore (consacrato dal vescovo D'Alessi l'11 luglio '48), delle balaustre e del pavimento del coro marmorei, dono del roraiese Anselmo Caccia, il 16 luglio 1949 la chiesa veniva solennemente consacrata dal vescovo di Feltre e Belluno, Gioacchino Muccin, già arciprete di S. Marco di Pordenone, alla vigilia di raggiungere la sua sede episcopale.

Nell'ambito della parrocchia esiste la chiesetta di S. Bernardino da Siena, che secondo la leggenda sarebbe quattrocentesca, ma che ha tratti squisitamente barocchi.

All'interno ci sono affreschi di buona scuola; aveva pure una pala di notevole valore, ma è stata alienata e sostituita da quella attuale. In parrocchia vi sono pure i sacelli dell'Addolorata, di S. Floriano quello di S. Rita eretto in memoria dei caduti in guerra. In Roraigrande ebbe i natali Girolamo Rorario (1475-1557), sacerdote, giureconsulto, cultore di studi filosofici, diplomatico pontificio, protonotario apostolico, nunzio di papa Leone X in Germania ai tempi di Martin Lutero, nunzio apostolico presso la dieta di Norimberga, podestà di Pordenone dal 1545 al 1547.

Era amico del vescovo e nunzio Pier Paolo Vergerio, fattosi luterano e morto apostata e perciò anch'egli, come altri della sua famiglia e della famiglia Mantica, sospetto di eresia.